Nella primavera del 2023, nel pieno di un dibattito pubblico mondiale trasversale pieno di sciocche suggestioni, scrissi un piccolissimo pamphlet sul tema. Un lavoro analitico e al tempo stesso teorico, che poi divenne una appendice al libro di Michele Castaldo “Modo di produzione e libero arbitrio” edito da Edizioni Colibrì. Il libro di Michele Castaldo, una volta completata la fase di editing, venne pubblicato nell’autunno dello stesso anno. L’inaspettato e folgorante 7 ottobre e la rottura dell’inviolabilità della fortezza Israele, il genocidio – ancora in corso – e il manifestarsi in maniera sempre più evidente dello scricchiolio del castello di carta della cosiddetta civiltà occidentale, non potevano che mettere in secondo piano l’argomento, inclusa la promozione del libro che riteniamo essere un primo Manifesto politico. Propongo qui quella Appendice, cui seguirà un successivo lavoro. Infatti, i passaggi tumultuosi dei giorni contemporanei stanno dando ragione alla tesi finale di quel primo lavoro riportata di seguito in calce: la nuova merce e il miracoloso nuovo macchinario è denudato, sono esaurite le condizioni materiali affinchè questo possa dare impulso alle speranze di chi reazionariamente si pone a difesa e a conservazione di un modo di produzione storico violento e geneocida, un treno in corsa e in rotta di collisione con la sua catastrofica e caotica fine.
«…Se c’è dunque una cosa per cui l’intelligenza artificiale in generale (e quella generativa in particolare) costituirà la premesse per un “boom” qualsiasi, sarà tutto fuorché la possibilità della continuazione dello sviluppo di un modo di produzione attraverso incrementi di produttività generale crescenti ed infiniti.
Che l’adozione dell’intelligenza artificiale preannunci il tramonto del lavoro cognitivo intellettuale – ritenuto dal modo di produzione, per sua necessità, “superiore” rispetto al lavoro vivo manuale – è già questo un fatto rivoluzionario. »
