Ebrei o sionisti? Decidete!

di Algamica – 7 ottobre 2024.

   La manifestazione del 5 ottobre a Roma è stata grande nonostante la campagna terroristica fatta dalla stampa, in modo martellante quella dei fogliacci di destra.

   In quella manifestazione esponevamo un cartello: « Ebrei o sionisti? Decidete »! Un cartello che ha incuriosito perfino la nota giornalista Giovanna Botteri che ha voluto intervistarci, alla quale abbiamo esposto il suo significato e alla domanda: « ma allora non credete nella possibilità di due popoli due Stati »? abbiamo risposto che: « è l’insieme dell’Occidente che non ha mai voluto uno Stato per i palestinesi ed ha sempre sostenuto lo Stato di Israele e la sua azione criminale per 80 anni nei confronti dei palestinesi fino al genocidio che sta praticando in questo periodo ».

   Ora nonostante, ripetiamo, la campagna terroristica e il divieto della questura e del governo, ispirati dalla Sinagoga di Roma, fin da subito che era stata indetta la manifestazione, la manifestazione c’è stata, nonostante che per entrare in piazza fosse necessario essere identificati. Dunque il significato è impressionante: una volontà di esprimere a tutti i costi una condanna radicale dell’Occidente e dello Stato sionista di Israele e il sostegno alla resistenza palestinese.

   Si diceva: « ma manifestare il 5 ottobre, a ridosso del 7 ottobre, ha un significato politico: vuol dire festeggiare l’azione “terroristica” compiuta da Hamas il 7 ottobre 2023 ». Ovviamente chi ragiona in questo modo intende rimuovere in toto 80 anni di torture operate dallo Stato sionista di Israele nei confronti del popolo palestinese. A noi non interessa fare comparazione, perché se dovessimo mettere su due piatti di una bilancia ottant’anni di soprusi e il 7 ottobre 2023 non c’è alcun dubbio di dove penderebbe la bilancia. Ma a noi questo non interessa, come non interessa cosa pensava il singolo giovane che ha inteso partecipare a quella manifestazione, mentre emerge come valore politico di una fase che mette in discussione l’Occidente nel suo insieme che difende la sua punta di diamante, lo Stato di Israele, votato ormai al martirio nell’area mediorientale per difendere gli interessi dell’insieme di un sistema di dominio che comincia a scricchiolare. È questo il dato politico di rilevanza storica.

   Questo scricchiolio allarma e non poco tutti gli ambienti dei vari establishment d’Occidente che pagano profumatamente i poveri pennivendoli che si pongono al loro servizio, in difesa cioè dei « valori occidentali » contro la « barbarie » araba e islamica espressa nelle sue organizzazioni che vengono definite terroriste come Hamas, Hezbollah, Houthi.

   Anche qui, senza nasconderci dietro il dito: c’è un macro terrorismo espresso dall’Occidente per oltre 500 anni nei confronti dei popoli del sud del mondo, di cui hanno beneficiato tutte le classi sociali, e una resistenza espressione di una sofferenza generalizzata nell’area mediorientale che non riesce ancora a divenire forza coesa e dirompente contro l’Occidente per sconfiggerlo.

   Il vero punto in questione è che in tutto l’Occidente cresce una critica forte al suo operato e proprio nei confronti della sua punta di diamante, lo Stato di Israele, nei confronti del quale aumenta l’odio.

   È altresì vera un’altra questione che i propagandisti occidentali sollevano quando dicono che: « dopo il 7 ottobre 2023 è cresciuto l’odio » loro dicono « antisemita », noi diciamo: si è vero che è cresciuto l’odio non antisemita, ma antisionista, questo si, e lor signori se ne dovrebbero fare una ragione. Così come dovrebbero farsene una ragione se tra “antisemitismo” e “antisionismo” sembra esserci una apparente coincidenza: perché sono state proprio le democrazie occidentali che hanno trovato soluzione al proprio moderno antisemitismo del XIX e di inizio XX secolo attraverso il completamento del processo storico di sviluppo del liberismo democratico in una fase di accelerata espansione del mercato mondiale, che ha visto il rafforzarsi del primato imperialista e neo colonialista delle nazioni occidentali sul resto del mondo. Un processo storico che ha così reso possibile l’assimilazione degli ebrei europei all’interno dello stesso processo in virtù del saccheggio imperialista, capace di realizzare quegli elementi materiali utili a rideterminare la storica questione delle comunità ebraiche di diverse nazionalità europee nella nazione ebraica come emanazione diretta e armata contro i popoli arabi e del Nord Africa a difesa degli interessi propri dell’Occidente e del neo stato di Israele – oramai un tutt’uno nella catena mondiale di dominio.

   Quindi il giochetto di continuare a voler far passare ancora e sempre per povere vittime il sionismo ebraico ormai comincia a non essere più credibile, mentre il livore, di chi schiuma rabbia perché avverte i rumori dello scricchiolio dell’Occidente, ha un senso profondo: l’impotenza a un’ondata che cresce a livello mondiale.

   Se una – tanto per citarne una tizia a caso – Fiamma Nirenstein – si esprime in modo piuttosto nervoso su uno dei giornali dei padroni del vapore, come « Il Giornale » della famiglia del cavaliere Berlusconi, prossimo alla beatificazione, dimostra quello che andiamo sostenendo, ovvero che c’è molto nervosismo negli ambiti dell’establishment.

   Se così vuol dire che le ragioni della crisi dello Stato sionista di Israele non risiedono nel 7 ottobre, che si trattò di un riflesso agente, no, ma che sullo Stato di Israele si sta riflettendo la crisi generale che sta investendo l’insieme dell’Occidente, una crisi innanzitutto economica, poi politica che sta diventando anche sociale e che sta mettendo in crisi anche quella identificazione dell’ebraismo nella nazione ebraica – ovvero sionista – in larghi strati di giovanissimi ebrei del Nord America. Tanto è ciò vero che l’Occidente difende lo Stato sionista di Israele nella speranza che regga di fronte all’onda di odio che sta crescendo sempre di più ma da prima del 7 ottobre 2023, e il 7 ottobre ne espresse solo in minima parte come punta di un iceberg del mondo arabo-islamico.

   La storia, vorremmo dire ai nervosi propagandisti in difesa dell’Occidente, ha un proprio corso e obbedisce a leggi obbligate: si sta definitivamente chiudendo una fase che è durata ben 500 anni che ha prodotto sì benessere, in modo particolare in Occidente, ma anche disastri, il cui riflesso oggi si presenta come aumento dell’odio generalizzato in gran parte del mondo e in modo particolare proprio in  Occidente.

   Ci sarebbe irriconoscenza da parte delle giovani generazioni occidentali per i risultati sin qui raggiunti? Ma certe signore alla Fiamma Nirenstein sono abituate a guardare il mondo dal proprio ovattato e ben pagato angolo visuale, mentre le nuove generazioni, in modo particolare in Occidente, toccano con mano una tendenza verso lidi disastrosi di un modo di produzione in crisi per le sue stesse leggi.

   Ora se è vero che « in ogni democrazia liberale è sorto un immaginario civico in cui il futuro è più importante del passato » per dirla alla maniera di Shlomo Sand, un ebreo di livello molto diverso della bassezza dei tanti propagandisti alla Fiamma Nirenstein, è altrettanto vero che il passato pesa come un macigno su un bilancio storico disastroso come quello occidentale. La quale signora Fiamma Nirenstein in preda a una vera e propria crisi di nervi, rivolgendosi ai supposti giovani manifestanti del 5 ottobre 2024 scrive: « Cerchi una casa alla tua pigrizia morale, all’ignoranza in cui la tua generazione è cresciuta, al tuo vittimismo. E anche al tuo desiderio di violenza, di cui hai reso oggetto gli ebrei. Che c’è di nuovo » si chiede ancora la signora Nirenstein « So che non hai voglia di sapere niente della verità. » ma non è finita perché, insiste la scintillante Fiamma « La colpa agli ebrei, è un classico di tutti i tempi, è una psicosi consistente e radicata, ricca, che ti garantisce molti argomenti, che conta su una paranoica antica fissazione di massa capace di portare a grandi risultati, persino alla guerra mondiale cui ha già condotto Hitler ».

    Eccola là: una qualsiasi critica al sionismo equivale a hitlerismo, fascismo, nazismo e cosi via.

    Il movimento ideale del comunismo ha fatto della difesa degli ebrei una parte importante di tutta la sua storia. Dunque ogni indecenza ha un limite. Poi però la storia procede e chiarisce anche certe metanarrazioni costruite ad arte per una finalità politica a fondo economico.

   Noi crediamo che di tutti i giovani presenti a Piramide il 5 ottobre 2024 nessuno, ripetiamo nessuno, conoscesse e avesse letto il grande storico ebreo Shlomo Sand che nel 2008 – le date hanno un loro valore nella storia – pubblicò un libro che sconvolge totalmente la costruzione storica degli ebrei e in modo particolare la necessità di arrivare alla costituzione di uno Stato sionista. 

   Si vuole negare con ciò la gravità storica dell’Olocausto? Tutt’altro, ma chi provocò quella strage fu un governo che difendeva le stesse leggi che difendevano ieri e che difendono oggi i liberisti e con essi gli ebrei. Su questo c’è poco da discutere. Si trattava di tentare di sconfiggere un concorrente tanto da una parte quanto dall’altra. Vinse l’Occidente liberista e democratico anche grazie agli odiati comunisti, e fu costituito lo Stato sionista di Israele, che gli occidentali hanno utilizzato per 80 anni e oggi la crisi generale del modo di produzione capitalistica espone lo Stato di Israele al pericolo di  collassare e l’Occidente nel suo insieme non ha più la forza economica, politica, sociale e neppure militare, che le davano il valore della “democrazia”, di difendere Israele che sta impazzendo nel cercare una guerra contro una parte importante del mondo arabo-islamico.

   Shlomo si dilunga, argomentando, citando fatti, fonti e persone, in una tremenda requisitoria, fin dal titolo del libro:  « L’invenzione del popolo ebraico » pubblicato prima solo in ebraico nel 2008 e poi tradotto in molte altre lingue fino a quella italiana nel 2024. 

   Ora inventare, per dirla con Ettore Petrolini in Gastone vuol dire « mettere al mondo una cosa che prima non c’era » e l’Occidente a buon diritto può dire, ancora con Petrolini sempre in Gastone « questa cosuccia è mia, l’ho inventata io » e la difende con le unghie e coi denti.

   Se si fosse onesti ci si chiederebbe da quando si incominciò a ipotizzare di costituire di sana pianta uno Stato sionista nell’area Mediorientale, e per quali finalità. E non è un mistero per nessuno, ormai, che fin dagli inizi del diciannovesimo secolo, non prima, in Europa, e non da circoli ebraici ma da centri di potere economici. Perché a ridosso dell’invenzione del motore a scoppio, della rivoluzione industriale, e del carburante per farlo funzionare, la società ottomana frapponeva per necessità dei vincoli al libero scambio delle merci europee verso l’estremo Oriente ed era un “dazio” che non si intendeva pagare. Divenne così una stringente necessità quella di affossare con le “buone” e con le “cattive” i tentativi delle comunità nazionali ottomane di sviluppare una propria economia, un mercato indipendente e competitivo con le potenze coloniali dell’Occidente. Si scoprì poi che in quella area del mondo il sottosuolo era ricco di petrolio. Per sottrarre la possibilità che potesse essere utilizzato esclusivamente dai popoli arabo-islamici in luogo del carbone, di cui gli europei ne detenevano il monopolio, si rincorse la necessità di costituire uno Stato, di armarlo fino ai denti proprio come avamposto e punta di diamante nell’area mediorientale a tutela del controllo dei traffici e della preziosa materia prima. A questo moto storico ne risultò anche il piedistallo dell’ideologia razzista del suprematismo ebraico nei confronti di tutti i popoli arabi del Medio Oriente e dei palestinesi, come del resto il colonialismo degli europei e degli occidentali aveva già realizzato da qualche secolo nei confronti di tutti i popoli colorati dell’Africa, del Latino America e dell’estremo Oriente. Tutto ciò ben 50 anni prima della nascita del sionismo e altri 50 anni prima della nascita del nazismo.

   A giusta ragione, perciò, l’Occidente dice « è una cosa mia, l’ho fabbricata io » e la difende.  Perché si tratterebbe di una nazione democratica? Ma si tratta di una falsità storica che Shlomo Sand smentisce clamorosamente nel testo citato: « Il nazionalismo ebraico che domina sulla società israeliana non si associa a una concezione identitaria aperta e inclusiva che invita gli altri a diventarne parte e/o a esistere in autonomia, uguaglianza e simbiosi accanto a lei »  p. 558. E ancora « In Israele » scrive lo storico « la situazione è esattamente rovesciata ( rispetto agli altri paesi democratici occidentali ): i privilegi sono riservati alla maggioranza ebraica e “a coloro ancora dispersi nella diaspora”. Questo accade grazie a una serie di misure come la legge sui proprietari assenti e quella sull’acquisizione dei terreni, approvate nelle prime fasi di vita dello Stato; come la Legge del ritorno; come la normativa sui matrimoni e i divorzi e come i vari statuti e disposizioni in cui si fa riferimento all’assolvimento dell’obbligo militare per discriminare gravemente, sia dal punto di vista dei diritti sia su quello della distribuzione delle risorse, i cittadini arabo-israeliani (che sono esclusi dal servizio militare) . […] lo Stato ebraico manifesta chiaramente una preferenza per i “discendenti biologici” dell’antico regno di Giuda » p. 559.

   Dunque smettiamola definitivamente di raccontar balle, dice Shlomo Sand lo Stato di Israele rappresenta una « etnocrazia », e se tanti poveri imbecilli anche in una certa cosiddetta estrema sinistra e/o internazionalista parlano a vanvera, pazienza. 

   Come? ci fu « una invenzione del popolo ebraico »? E chi sarebbe questo che lo dice? Ecco accontentata la curiosità: Shlomo Sand (Linz, 1946) – dunque ancora in vita – storico e scrittore di fama internazionale. Nato da una famiglia di ebrei polacchi sopravvissuti all’Olocausto, nel 1948 emigra a Giaffa. Nel 1977 si laurea in Storia all’Università di Parigi. Attualmente è professore emerito di Storia all’Università di Tel Aviv.

   I democratici potrebbero a questo punto dire: vedete, questo vuol dire « democrazia », dare la possibilità anche a un professore come Shlomo Sand di scrivere e pubblicare un libro che rappresenta una vera e propria requisitoria contro la storia del popolo ebraico.  A questa affermazione facciamo questa obiezione: signori dovete sapere che la storia è come la tosse e non la si può trattenere troppo a lungo e nel momento determinato esce fuori in tutta la sua crudezza.

   Se Shlomo mette sotto accusa una serie di scrittori dell’« invenzione del popolo ebraico », fra i quali tal Simon Dubnow a un certo punto scrive: « Come agisce lo storico protonazionalista o nazionalista nel caso in cui nonostante tutto si trovi di fronte a una contraddizione? Ai fini della creazione, da parte sua, di un racconto nazionale, finisce sempre per preferire la “verità” del testo teologico a quella della scoperta archeologica » a p. 184. I cattolici fanno la stessa cosa: di fronte alla impossibilità di dimostrare una cosa dicono: « mistero della fede »!

   Abbiamo citato solo uno a caso, ma Shlomo ne cita tanti nella sua requisitoria per smontare una metanarrazione che aveva una finalità – ripetiamo – politica ed economica, ovvero di una fase storica di un modo di produzione che prometteva una straordinaria accumulazione di profitti, nuovi investimenti, nuove industrie, nuove invenzioni. Altrimenti detto si prospettava un nuovo 1492. E c’era una vittima da sacrificare a tutti i costi: era il popolo palestinese.

   Qual è il paradosso dei paradossi: mentre per Shlomo è dubbia se non del tutto falsa la tesi che gli ebrei originarono in Medioriente, furono cacciati dall’Egitto e si sparsero per il mondo, la famosa Diaspora, e che fu costituito nel 1948 dalle potenze occidentali con il beneplacito anche dell’Urss, lo Stato di Israele per un loro ritorno nella “propria” terra, ripetiamo se è dubbia o del tutto falsa, mentre è certa la cacciata dei palestinesi dalla loro terra e costretti a divenire profughi nel mondo.  Di fronte questo paradosso gli apologeti dell’occidentalismo, alla Ernesto Galli della Loggia sostengono la tesi di Netanyahu che vuole la distruzione di Gaza quale punto di riferimento per i profughi palestinesi sparsi nel mondo.

   È un caso che il libro di Shlomo Sand viene pubblicano nel 2008? Il materialista ritiene che la  « casualità » sia la terza componente insieme alla « causalità » e alla « temporalità », cioè le altre due componenti di una crisi paurosa nel cuore dell’Occidente. Il 2008 fu l’anno, se la memoria non ci inganna, dell’avvisaglia della grande crisi che si sarebbe scaricata sull’Occidente e ne avrebbe incominciato a indebolire la tenuta. 

   Raccogliendo tutta la più buona volontà possibile, e ce ne vuole proprio tanta, proviamo a rivolgere alla illustre signora Fiamma Nirenstein questa domanda: come mai non si è voluto in alcun modo la costituzione di un reale Stato palestinese sul loro stesso territorio? Ma sappiamo che è fiato sprecato.

   Vogliamo allora santificare Shlomo Sand per aver contribuito se non altro a chiarire bene sia la metanarrazione del popolo ebraico che il livello di democraticità dello Stato Israeliano?

   No, si tratta solo di incasellare correttamente le questioni pertanto faremmo torto alla nostra onestà se non dicessimo fino in fondo che il suo libro « L’invenzione del popolo ebraico » è monco, perché è un libro democratico, e si tiene molto alla larga dalle ragioni economiche di fase per cui l’Occidente volle costituire lo Stato di Israele. Insomma si tratta di una lettura, come detto, democratica, e sovrastrutturale della storia che se rende in qualche modo giustizia agli arabi dello Stato israeliano e al popolo palestinese, rimuove però in toto il ruolo centrale dell’Occidente che lo sostiene. E invece è con l’insieme dell’Occidente e la sua crisi che bisogna fare i conti e di riflesso, perciò con lo Stato sionista di Israele.  

   Concludendo diciamo che nonostante il mostrare i muscoli da parte di Netanyahu lo Stato di Israele è con l’acqua alla gola per una crisi propria come riflesso di una crisi più generale dell’insieme dell’Occidente che per questa ragione è destinato a soccombere. Si è trattato di un fenomeno storico che come ogni fenomeno temporale si sta esaurendo.    E dopo? Cominciamo a vedere e capire il prima, poi cercheremo di capire il dopo.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scopri di più da La causalità del moto

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere