A costo di sconfortare gli animi tranquilli cerchiamo di ragionare su un fatto che è sintomo di una tendenza obbligata.
I fatti sono noti: il gioielliere Roggero subito dopo aver subito una rapina, da parte di alcuni giovani armati di un coltello e pistole giocattolo, esce dal suo negozio, insegue i rapinatori, ne uccide due e ferisce il terzo. Le televisioni ne mostrano le immagini inequivocabili. Segue un processo e viene condannato in modo definitivo a 14 anni e 9 mesi di reclusione per il duplice omicidio. Insorge la destra governativa invocando la legittima difesa e dunque la grazia per il “povero” Roggero o, in alternativa gli arresti domiciliari. Insomma di dritta o di rovescio Roggero, un duplice omicida non merita di essere condannato per quello che ha commesso. Punto e basta.
Poi il personaggio prima di costituirsi tiene una sorta di conferenza stampa mentre i maggiori telegiornali della sera gli dedicano le aperture, come se si trattasse di una palese ingiustizia nei confronti di un povero vecchietto di 72 anni costretto ad andare in carcere perché una giustizia ingiusta lo avrebbe condannato.
Non vorremmo passare per provocatori, e nonostante sia sbagliato ragionare coi “se” lo facciamo per rendere l’idea di cosa muove un certo mondo, dicendo: se i rapinatori fossero riusciti a sottrarre alla gioielleria del negoziante Roggero, e fossero rimasti vivi, avrebbero dovuto vendere la merce, non l’avrebbero tenuta come effetti personali per le proprie mogli e/o amanti. Sorge la domanda: a chi l’avrebbero dovuta vendere? A dei ricettatori, ma chi sono i ricettatori e a chi vendono, poi i ricettatori se non ai gioiellieri che rimettono in commercio l’oro rapinato? Dunque i gioielli rapinati all’onesto gioielliere Roggero sarebbero finiti in una gioielleria di un altro “onesto” cittadino che di professione fa il gioielliere.
Si dà il caso, però, che se l’acquirente della merce rapinata è un delinquente sfortunatamente pescato viene sbattuto in carcere come ricettatore; mentre se viene pescato un gioielliere ad aver acquistato merce rapinata o rubata, se la cava con l’accusa di « incauto acquisto » perché ha la facoltà, come commerciante, di comprare oro usato per – magari – fonderlo, è la giustificazione. Teoricamente dovrebbe segnare da chi compra, ma – come si sa – fatta la legge, trovato l’inganno e basta un semplice trucco per evitare di essere indagati, oppure perché si presta qualche utile servizio alla polizia proprio per evitare grane. Insomma una mano lava l’altra e tutte ‘e due lavano il viso. Non siamo ingenui e sappiamo come va questo mondo.
Non solo, ma camminando per qualsiasi città italiana si può notare fuori ai negozi del settore la scritta « acquistiamo oro in contanti ».
Si vuole sostenere che tutti i gioiellieri sono dei disonesti? Non è una domanda da farsi, ma prendere in esame un meccanismo mercantile che racchiude tante ombre di cui la legge non se ne occupa finché non c’è il ferito o il morto, ovvero il reato e il reo che si appalesano. Nel frattempo tutti sanno come vanno le cose, come va la vita: lo sa il poliziotto, lo sa il magistrato, lo sa il portiere d’albergo, lo sa il direttore di banca, lo sa il gioielliere, lo sa il muratore, lo sa il posteggiatore abusivo come il barista sotto casa, il professore di liceo e quello universitario e tutti, ma proprio tutti fingiamo di non sapere, prevale l’ipocrisia e dunque panta rei, per dirla con Eraclito, così va la vita.
Il signor Mario Roggero, come tanti della sua categoria, era un onesto cittadino dedito alla sua attività? Per carità, sono tutti sempre onesti finchè o perché non vengono scoperti. Di sicuro è meno onesto lui e i suoi colleghi di categoria dei poveri disgraziati neri che lavorano per l’estrazione dell’oro. Purtroppo così va il mondo, o per meglio ancora dire: così funziona l’insieme del sistema, ma da ciò a definire una categoria che vive sullo sfruttamento di milioni di persone come uomini onesti ci vuole molta fantasia oltre che faccia tosta.
Ora cerchiamo di ragionare su due questioni: a) il fatto;
b) l’inquadramento nell’attuale fase; e
c) la sua gestione.
E qui viene il bello, perché il fatto si inquadra in una fase economica, sociale e politica molto diversa dal passato, cioè di dieci o 15 anni fa, che per la storia – lo diciamo an passant – sono solo un alito. Siccome è nostra profonda convinzione che « tutto è tempo », il signor Roggero viene a rappresentare una necessità per alcune categorie di comportarsi in modo coerente e conseguente, ovvero al di fuori e al di sopra del cosiddetto « diritto costituzionale » perché « ‘A la guerre comme à la guerre ».
Ora, il fatto che i rapinatori fossero armati solo di un coltello e di due pistole giocattolo, è indicativo che si trattasse non di tre rapinatori professionisti ma di giovani improvvisati come tali, e che diversamente la rapina non avrebbe avuto la stessa conclusione.
Sicchè i personaggi come Salvini o Vannacci, se non esistono escono fuori a rivendicare la necessità, da parte dei “cittadini”, quelli “onesti” e di un certo livello, ovviamente, di difendersi con tutti i mezzi.
Ma attenzione: parliamo non di poveri immigrati che lavorano a nero o di giovani laureati costretti a lavorare in modo precario per 6/7/800 euro al mese, no, ma di categorie di privilegiati che nella crisi per poter continuare a essere tali devono potersi difendere con tutti i mezzi. Pertanto un Roggero viene innalzato a simbolo di una vittima per il solo fatto che « ha difeso la sua posizione » di privilegiato in una società che ne fa del privilegio la ragione della sua esistenza nei confronti di chi quel privilegio è costretto a subirlo. Non solo, ma che il carnefice, cioè il responsabile volontario di due omicidi, passa per una vittima mentre i due uccisi per carnefici. Così va la vita in questo sistema.
Sono nostre esagerazioni? No, basta ascoltare il leghista Riccardo Molinari « Lo Stato deve dare un messaggio chiaro. Lui » cioè il signor Roggero « è la vittima » e ancora « Vogliamo Mario Roggero libero subito ». A Molinari gli ha fatto eco Giorgio Maria Bergesi: « Il gioielliere ha 72 anni , questa pena equivale una condanna all’ergastolo ». Ma non è finita, perché il governatore della regione Piemonte, Alberto Cirio « Il Piemonte non lascerà solo Mario . Può aver sbagliato, ma gli va concesso il perdono istituzionale, ha agito per difendere la famiglia ». Mentre Crosetto di Fratelli d’Italia critica la sentenza: « La legge non può essere sventolata per giustificare l’impossibilità di un magistrato ad analizzare i fatti nella loro totalità, a tenere conto di tutto. Ciò che è accaduto a Mario Roggero è ingiusto, incomprensibile e difficile da accettare ».
Pensiamo di conoscere le dinamiche che muovono certi eventi, non solo, ma anche le tendenze che innescano, al di là del pensierorazionale, perché certi processi sono istintivamente “naturali”, dunque un Roggero, al di là della sua persona viene innalzato a simbolo di una necessità messa in discussione dalla crisi del sistema. Non solo, ma che si inserisce in una tendenza dove gli oppressi e sfruttati, aumentando a dismisura la crisi, saranno costretti ad agire anch’essi fuori dal cosiddetto « diritto costituzionale », e questo vuol dire che siamo solo ai primi prodromi di una guerra civile strisciante esattamente com’è mostrato allo specchio dagli Usa del Maga, del trumpismo con tutto quello che si sta diffondendo. È questa la questione che abbiamo di fronte.
La solita accusa che ci viene rivolta « ma siete i soliti catastrofisti! » Pazienza, noi precorriamo i tempi analizzando i fatti, non le chiacchiere come tanti ideologi, anche di “sinistra” che si rivolgono alla gente, al popolo, secondo proprie idee per cambiare il mondo. Un mondo, quello ideologico, pieno di osti del futuro della storia umana. Mentre noi cerchiamo di stare solo e sempre ai fatti.
La domanda, furba e ingannevole, che viene rivolta dai personaggi alla Paolo Mieli, come per il caso della Palestina dopo il 7 ottobre del 2023, è « ma cosa dovrebbe fare » nel caso in specie « il presidente della Repubblica in caso di domanda di grazia per Roggero ?» I poveri fessi si immaginanoimmediatamente presidenti al posto di Mattarella e si sperticano nel tentativo di fare una proposta non oscena, ma razionale, cercando di salvare capre e cavoli.
Ecco, noi non facciamo parte di questa specie di bailamme semplicemente perché non siamo e non possiamo trovarci al posto di Mattarella e di quanti lo circondano. Noi non invochiamo « la giustezza del diritto messo in discussione dalla forza della disperazione ». È questo che gli ideologisti non riescono a capire e si rivolgo allo Stato per chiedere garanzie.
Noi molto più modestamente stiamo al nostro posto di osservatori attenti che leggono le cause dei fatti e le denunciano come tali e chiamano a riflettere quanti sono disposti a farlo spinti dai fatti stessi.
Cosa vuol dire perciò « prodromi di guerra civile ?» Vuol dire che la fase che stiamo vivendo mette in discussione una certa complementarietà che finora ha tenuto insieme, pur se per coesione coatta, una società. Una coesione destinata, perciò, a saltare perché non sarà più possibile tenere in equilibrio un modo di produzione la cui crisi mette tutto in discussione, esasperando perciò gli animi con conseguenze incontrollabili. Basta osservare sempre e solo i fatti per capire. Poi c’è chi non vuol capire, si rifiuta di capire, si vuole illudere che poi tutto trova un certo equilibrio ecc.
Siamo così alla comune umana illusione. Tutto qua.
ALGAMICA – Alessio Galluppi, Michele Castaldo
