Lotta comunista o rotta sionista?

Martedì scorso un gruppo di militanti di Lotta Comunista ha aggredito gli studenti pro Palestina che stanno occupando con le tende la Statale di Milano. Oggi si è ripetuta la medesima aggressione di tipo squadrista alla università la Sapienza di Roma.

   Non ci stupiscono questi episodi.

   Israele e i governi imperialisti occidentali sono sull’orlo di una crisi di nervi. Il 7 ottobre ha toccato il nervo scoperto dell’Occidente che era già in crisi a dominare il mondo e aperto una sfida a quanto il colonialismo ha sedimentato premiandolo attraverso 500 anni di rapina. In un tempo storico, quello attuale, che vede il dispiegarsi caotico della crisi sistemica di un modo di produzione unitario, la Palestina sta diventando un magnete contro quello stesso movimento del rapporto degli uomini con i mezzi della produzione, le cui leggi impersonali hanno determinato nel suo volgersi storico colonialismo, schiavitù e razzismo ai danni dei popoli oppressi. Una generale e inedita calamita è risuonata il 7 ottobre capace di penetrare come acqua vitale perfino tra le nuove generazioni delle società occidentali in decomposizione.

   Quelle leggi impersonali hanno determinato nel suo corso storico e nello scambio conflittuale tra salario e capitale, una relazione per cui il salario non può prescindere dalla produzione del valore e dove le stesse possibilità di sviluppo delle forze sociali del conflitto per il salario hanno seguito quello dello sviluppo della valorizzazione del capitale, che accumulandosi e concentrandosi attraverso la rapina coloniale ha consentito in Occidente di concedere quel privilegio proprio del vantaggio sociale del razzismo. Nel solco tracciato tutta una serie di espressioni politiche di “sinistra” e di “estrema sinistra” non hanno potuto fare altro che interpretare la difesa del salario all’interno di questo rapporto e in ossequio di quello diseguale nei confronti dei popoli sfruttati dal capitalismo razziale, tacendo o condannando la lotta dei popoli di colore, mascherando il tutto attraverso una ideologia di sinistra indifferentista oppure eurocentrica nella quale i popoli oppressi dovrebbero in ogni caso difendere le democrazie occidentali. Il tempo finito e la crisi generale di un modo di produzione impossibilitato a svilupparsi oltre oggi morde il nervo scoperto e inizia inesorabilmente a separare il grano dal loglio.

Le organizzazioni e espressioni politiche sedimentatesi nel passato sono trascinate nella stessa crisi di nervi di Israele e soci e a interpretare apertamente il ruolo non più meramente indifferentista o eurocentrico, ma direttamente sciovinista e in aperta difesa anacronistica del salario sociale di vantaggio razzista sulla pelle dei palestinesi che resistono al genocidio.

Secondo Lotta Comunista le masse lavoratrici palestinesi non dovrebbero lottare contro il sistema dell’apartheid del colonialismo di Israele, ma essere accondiscendenti verso gli interessi immediati dei lavoratori israeliani che da quella stessa apartheid godono dei propri privilegi. Conseguentemente, per questo scarto di immondizia chiamato anch’esso a confrontarsi con il conto della storia, non bisognerebbe qui mobilitarsi contro Israele e i governi occidentali che lo sostengono, proprio per non mettere in difficoltà il privilegio di essere nati e pasciuti in una società razzista e colonialista che consente anche certi personaggi di continuare a ciucciare dalla mammella coloniale.

   A Lotta Comunista, che non può che essere sempre più apertamente razzista, sciovinista e più “realista del Re” della stessa CGIL, diciamo: voi state, volenti o meno, sulla rotta del sionismo, il che vuol dire che difendete il genocidio che lo Stato di Israele sta commettendo. In questo modo non solo state insieme alla peggiore destra occidentale ma legate il vostro destino storico a quello di Israele.  Buona fortuna!

ALGAMICA – Alessio Galluppi, Michele Castaldo

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