di ALGAMICA – Roma, 28 gennaio 2025
In occasione dell’approssimarsi della “giornata mondiale della memoria” (27 gennaio), il 25 gennaio 2025 è stata una giornata di mobilitazione nazionale promossa dalle organizzazioni palestinesi caratterizzata dal motto “aggiorniamo la memoria, il genocidio è ora”. Di contro un articolo del Jerusalem Post, giornale della destra liberale israeliana, del 23 gennaio 2025, sostiene che Israele non solo stia conducendo vittoriosamente da solo la guerra su 7 fronti, ma anche su un ottavo fronte sta avendo successo e che è quello che vede contrapposto lo Stato ebraico alla « rete di attivisti, accademici e media che spesso gettano Israele in una luce negativa, concentrandosi su narrazioni di colonialismo e oppressione… », che il giornale definisce come la élite della sinistra progressista occidentale. E precisa che la « vittoria di Israele in questa campagna è forse la più importante per il futuro del mondo ».
Sia detto per inciso che, nonostante il sostegno di tutto l’Occidente e nonostante il genocidio, Israele non sta ancora raggiungendo il suo obiettivo vitale, quello di annientare la Resistenza Palestinese e completare la pulizia etnica totale della Palestina e in particolar modo di deportare tutti i palestinesi via da Gaza. Ed è stato costretto, proprio dall’Occidente, e dagli alleati maggiori, come gli Usa, a una tregua con Hamas che è l’organizzazione più rappresentativa della Resistenza palestinese stessa che si vuole annientare, mentre è inarrestabile la marcia del ritorno dei palestinesi nel Nord della Striscia.
Il Jerusalem Post però avverte che per ottenere la vittoria completa e duratura diviene proprio necessario ribaltare completamente quella “narrazione” che rischia di rappresentare una breccia per Israele e per l’Occidente, tanto più che persiste la capacità dei palestinesi di resistere e continuano le mobilitazioni internazionali di sostegno e solidarietà alla causa del suo popolo. Infatti, prosegue il quotidiano israeliano « La pericolosa alleanza tra università e media di sinistra che ha preso il sopravvento sul discorso potrebbe portare alla fine dell’Occidente, sostenuta da politiche e teorie zelanti come il “post-colonialismo”. Queste teorie spesso semplificano il complesso contesto storico e culturale di Israele. Netanyahu, storico e statista, sapeva che la sua missione storica era di non arrendersi. Questo legame è forte e potente, ma lentamente l’opinione pubblica occidentale capisce che si tratta di una guerra culturale e religiosa condotta contro Israele e che dobbiamo tutti svegliarci prima che la civiltà occidentale perda. »
Perché questo preambolo a commento della “giornata mondiale della memoria”?
Le celebrazioni ufficiali dei fatti storici non sono mai un mero ricordo statico di un avvenimento del passato. La cosiddetta “memoria della storia” è il risultato di un processo materiale che alimenta la coscienza sociale. Nel caso specifico, il ricordo degli orrori dell’Olocausto è divenuto molto presto l’ideologia utile ad affermare e a scolpire nella storia che il nazismo rappresenti il male assoluto contro l’umanità e che la democrazia dell’Occidente sia la custode della civiltà nei confronti del resto mondo. Che i lager della Germania nazista siano stati un abominio prodotto dall’umanità è cosa certa. Che rappresenti il “male assoluto” viene ritenuto solo per il fatto che degli europei fecero atti orribili contro altri europei, atti che viceversa fin lì erano stati riservati solo nei confronti dei popoli indigeni e di colore lungo tutto il corso storico del colonialismo delle nazioni europee. Andrebbe anche annotato che la Germania nazista non esplicò durante la seconda guerra mondiale in Francia o in Italia la medesima ferocia che attuò viceversa in Polonia, in Ucraina, in Russia, nei Balcani e in Grecia, nei confronti delle popolazioni slave, rom e nei confronti degli ebrei, in particolar modo nei confronti degli ebrei che si richiamavano agli ideali del socialismo e del comunismo: per carità ci sono “europei” e “europei”, come oggi Netanyahu dice al riguardo dei bambini che ci sono i “figli della luce” e i “figli dell’oscurità”.
In sostanza l’olocausto è divenuto il male assoluto che si deve ricordare, perché una nazione imperialista come la Germania si contrappose con altrettanta ferocia alle democrazie colonialiste e imperialiste dell’Occidente e che riservò a quegli europei, ritenuti di seconda categoria, una soluzione razzista di sterminio.
La memoria della storia dunque è un movimento dinamico prodotto dalle necessità di un modo di produzione, che trova quegli elementi di casualità che accadono nella storia scrivendone nel tempo e nella società il loro significato ideologico utile, per esempio per giustificare il dominio di certe nazioni, perché “civili”, sul resto articolato dei popoli del mondo come ad esempio quando ci riferiamo al 1492 e ai venti Alisei che cullarono Colombo fino alle coste del nuovo continente. In sostanza celebrare il 27 gennaio oggi – per lo Stato sionista di Israele – e per l’insieme dell’Occidente che lo sostiene, è divenuto la legittimazione che i misfatti delle nazioni democratiche dell’Occidente, anche quelli più terribili, sono necessari e compiuti a fin di bene per tutelare i valori della civiltà e la loro affermazione civilizzatrice in particolari aree del mondo considerate inferiori, arretrate e da rapinare.
Dunque la celebrazione della memoria dell’Olocausto significa rinnovare ideologicamente la giustificazione democratica concessa agli ebrei di minacciare e opprimere i popoli arabi per quasi 80 anni e oggi di sterminare i palestinesi, in sostanza “ricordare” per legittimare il razzismo necessario per difendere i “nostri valori”, il “nostro dominio” e la forma storica della democrazia, ovvero una superiorità di razza, come giustamente affermato da ebrei come Shlomo Sand.
Detto in modo brutale, per il liberismo il fine giustifica i mezzi, pertanto: fu giusto radere al suolo Dresda nel 1945 come oggi è giusto e necessario distruggere Gaza e annientare il popolo palestinese. È questa onorificenza che oggi il liberismo rincorre.
Affinché l’onorificenza sia suprema, deve essere rimosso, perciò, in occasione di quella giornata ogni dubbio circa le nefandezze di violenza compiute da Israele come stato di necessità nei confronti dei palestinesi.
Se così stanno le cose, e stanno proprio in questo modo, la memoria storica che si è determinata inizia a scricchiolare e viene messa in discussione anche in Occidente, e allora vuol dire che il tempo storico sta cambiando e che le stesse Comunità Ebraiche in Italia si trovano in crescente attrito perfino in occasione delle celebrazioni ufficiali della “memoria” che gli rinnovano la licenza di commettere un genocidio, trovandosi costrette ad attaccare tutta quella serie di ONG equidistanti e collaborative con lo status quo del dominio occidentale in Medio Oriente. Chiariamo ulteriormente il concetto e alcuni recenti fatti. Per quanto si sforzi l’ANPI nell’ossequiare Israele per il ruolo svolto a difesa degli interessi delle democrazie e delle libertà occidentali, le comunità di ebrei in Italia che si riconoscono in Israele avevano comunicato che avrebbero disertato le consuetudinarie celebrazioni promosse dall’Associazione dei Partigiani, proprio per la difficoltà crescente di ottenere quanto richiesto a gran voce da parte loro e da parte dell’establishment israeliano e occidentale: ovvero che in occasione di questa data si rafforzi il riconoscimento totale della loro causa e che dai palchi risuoni convinto e a futura memoria il concetto che per sconfiggere il male assoluto attuale, quello della resistenza dei palestinesi e dei popoli arabi contro Israele e l’Occidente in generale, debba compiersi a Gaza senza esitazione quanto fatto a Dresda, a Hiroshima e a Nagasaki sul finire della seconda guerra mondiale. È questa la questione, il rospo da ingoiare da parte di molti democratici e anche di un certo sinistrume.
Una affermazione e un proposito di intenti reale in marcia che solleva una e più perplessità anche nella pancia molle e individualista delle nazioni del benessere imperialista.
I primi a dissociarsi da questi proponimenti proprio per “perdita di memoria” è appunto la nuovissima generazione di ebrei in Occidente, che si rifiutano di ricordare l’Olocausto del secolo scorso per legittimarne un altro, condannare quello della Germania nazista e ossequiare la barbarie compiuta da Israele per proprio conto e per conto degli interessi dell’Occidente. Distogliendo lo sguardo dagli scranni delle cosiddette tremolanti élite delle sinistre democratiche e liberali dell’Occidente e volgendolo verso il basso su quanto accade nella terra dove camminano gli uomini che non hanno altro che la forza della disperazione e delle proprie necessità di resistenza, ci si accorge che le tesi del Jerusalem Post sono smentite dai fatti su tutti i piani, sia sul piano della vittoria militare e della deportazione in massa via da Gaza dei palestinesi, sia sul piano politico strategico. La memoria della storia muta nel tempo e nello spazio e quella che era divenuta una archetipo inizia a sbriciolarsi per esaurimento dei fattori storici e materiali che l’hanno fatta sorgere e determinarsi nelle coscienze.
ALGAMICA (Alessio Galluppi, Michele Castaldo)
